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DUE INTERVISTE CON JOHN LANDIS

ROMA, gennaio 1995

John Landis

Devono essere tutti molto arrabbiati con me. A Roma per intervenire al convegno su Fellini, John Landis ha temporaneamente abbandonato i suoi collaboratori strappando una settimana di vacanza al ritmo frenetico dei suoi impegni, ma si prepara già a recuperare. Tra sei o otto settimane dovrebbe partire con un nuovo film intitolato The Stupids: tratto da una serie di libri per bambini stupidissimi ma molto divertenti, racconterà di una famiglia in cui tutti -figli, genitori e nonni- si comportano come Stanlio e Ollio secondo gli schemi più classici della comicità slapstick. Non ci sono ancora notizie sugli interpreti: Io non vorrei avere delle star, commenta il regista, ma temo che dovrò piegarmi alle esigenze dei produttori. Nello stesso tempo è ai nastri di partenza la sesta stagione di Dream On, telefilm in cui le emozioni del protagonista vengono visualizzate attraverso brevissimi clip di vecchi telefilm in bianco e nero. Mentre il successo del serial dilaga in Francia e in Inghilterra, in Italia abbiamo potuto vedere solo la prima stagione, trasmessa -e perfino replicata nelle scorse settimane- su Italia 1 (che l'ha però relegata alle 23.30 del giovedì senza dedicare all'evento soverchia attenzione). La nuova serie è composta di diciassette nuovi episodi che si aggiungeranno ai 127 totalizzati nelle prime cinque stagioni.

Nei primi anni ti limitavi ad un ruolo di supervisore, dirigendo personalmente solo l'episodio inaugurale di ogni stagione, ma recentemente sei arrivato a dirgerne sette in un solo anno. C'è da parte tua un maggior coinvolgimento nel progetto?

No, fin dall'inizio sono sempre stato profondamente coinvolto dalla cosa. Semplicemente mi diverto, e appena ho un pò di tempo libero mi piace girarli personalmente. Le riprese di ogni episodio durano appena cinque giorni, ma lavoriamo come per un film: si gira su pellicola, perché la qualità è migliore, e con una sola cinepresa. L'unica differenza è il budget che in questo caso è ridottissimo.

Hai una tua idea sui motivi del successo della serie?

è impossibile avere la minima idea sul perché un film -o un telefilm- abbiano successo. Ma Dream On è prodotto per la televisione via cavo e quindi ha molta più libertà di un programma per la TV tradizionale. I personaggi possono parlare come la gente comune, senza dover aggirare il turpiloquio: possiamo dire Fottiti invece di Vai a farti friggere. Possiamo affrontare il sesso in maniera molto franca. Qui in Italia avete donne nude dappertutto ma nel nostro paese puritano le cose vanno diversamente e in televisione su certe cose si preferisce glissare. L'elemento essenziale però è che, anche se le storie sono spesso molto esagerate, i nostri personggi si comportano sempre in modo molto realistico: sono gelosi, mentono, imbrogliano... non arrivano a rubare ma certo non prendono sempre la decisione giusta.

Non avete mai avuto problemi di censura?

Per la TV via cavo non esiste censura. Gli Stati Uniti sono l'unico paese del mondo che non ha una censura di Stato, anche se l'industria del cinema ha creato la MPAA, che esercita una sorta di autocensura, stabilendo se i minori possono o meno essere ammessi a una proiezione. In effetti in Dream On abbiamo alcune scene di sesso che, se si trattasse di in un film, ci garantirebbero il divieto ai minori. Non che ci sia niente di così scandaloso, beninteso. Ma la censura, chiunque sia ad imporla, è sempre arbitraria e irrazionale. La censura è IL MALE!

"Amore all'ultimo morso" aveva avuto qualche problema...

Infatti per la versione americana ho dovuto tagliare qualcosa nelle scene d'amore e qualche inquadratura troppo violenta, circa tre minuti di roba. Ho chiesto alla Warner di reinserire quel materiale nella versione per l'Europa e mi hanno detto: Nessun problema! Poi però, quando ho rivisto il film al festival di Bruxelles, ho fatto una scoperta terribile: ne posso parlare solo oggi, dopo che sono passati un paio d'anni. Prima di far uscire un mio film organizzo sempre delle anteprime che mi consentono di effettuare qualche modifica sulla base delle reazioni del pubblico, e nel caso di Amore all'ultimo morso avevo fatto qualche taglio per dare il ritmo giusto. Reinserendo il materiale tagliato dalla censura, la Warner ha finito col distribuire in Europa la copia sbagliata, includendo anche i brani che io volevo tagliare! Ricordi che nel finale Robert Loggia pronuncia un lunghissimo discorso mentre è avvolto dalle fiamme? Nelle mie intenzioni durava al massimo un minuto, ora invece va avanti per CINQUE MINUTI! Paradossalmente la versione americana -nonostante i tagli- è la più vicina a ciò che io intendevo fare. Allora ho dovuto stare zitto, perché non puoi essere negativo su un film che sta uscendo, ma ero veramente disperato! William Friedkin ha detto: Solo il proiezionista ha il Final Cut ed è assolutamente vero.

A proposito di tagli: c'è speranza di vedere prima o poi, magari su laser-disc, una versione di The Blues Brothers in cui siano reintegrati i venti minuti tagliati all'epoca dell'uscita del film?

No, hanno distrutto tutto! Circa tre anni fa la Universal mi ha proposto di curare una "Director's Edition" dei Blues Brothers, proprio per il laser-disc: è una cosa che va molto di moda per rivendersi materiale vecchio. Io comunque non avevo obiezioni ma poi abbiamo scoperto che nel 1985 era stato tutto buttato via per fare spazio nei magazzini! Purtroppo dieci anni fa il boom delle videocassette non era ancora così esplosivo da far intuire il business della filologia. Il cinquanta per cento di tutti i film mai girati negli Stati Uniti oggi non esiste più, semplicemente perché nessuno pensava di poterci guadagnare ancora sopra. I film erano merce usa e getta: il grande William Wyler li definiva ironicamente prodotti in scatola.

Nel caso di "Schlock", il tuo primo film, sei stato tu a farlo sparire dalla circolazione riacquistandone i diritti. Perché?

Perché è TREMENDO! Vorrei solo poterlo fare con parecchi altri miei film! Inoltre uno dei motivi è che nessuno dei finanziatori ha mai recuperato i suoi soldi, perché il distributore ci aveva rubato tutti i diritti e tutti gli incassi se li è tenuti lui. Poiché ora è impensabile fargli causa per recuperare qualcosa, l'unico modo di generare qualche valore è di far sparire il film per un bel pò di tempo e poi -forse- fare uscire una videocassetta... Per la verità, comunque, dubito che possa valere qualcosa... Ma mi viene in mente il regista Ed Wood ed il suo Plan Nine From Outer Space, un film assolutamente folle che si era prodotto da solo e che -naturalmente- non riuscì mai a vendere a nessuno. Ho conosciuto Ed Wood proprio a una proiezione di Schlock, quando ormai era un povero vecchio pazzo. Ma quest'anno, quasi quarant'anni dopo, quel suo film guadagnerà oltre due milioni di dollari in videocassetta. Il film Ed Wood, che Tim Burton ha dedicato al regista -e che, fra l'altro, è molto bello- non arriverà sicuramente a tanto!

Che fine ha fatto il progetto del sequel di "Un lupo mannaro americano a Londra"?

La Polygram mi ha commissionato un soggetto e io ho scritto una storia in cui si ritrovano tutti i personaggi sopravvissuti al primo film... ed anche qualcuno di quelli morti. All'inizio del film originale, David Naughton e Griffin Dunne parlano di una ragazza di nome Nancy Kline con cui Griffin vuole andare a letto. Bè, nella mia storia si scopre che in realtà David andava a letto con lei da anni e le aveva scritto una lettera da Londra prima di finire nel modo che sappiamo. La tragedia era stata minimizzata dai giornali, ma quattordici anni dopo lei viene in Inghilterra e cerca di capire cosa era successo veramente quella notte. Le indagini la riportano all'"Agnello Macellato", dove troviamo LE STESSE PERSONE di quattordici anni fa, ed infine la conducono a casa di Jenny Agutter, l'infermiera, che vive in un appartamento con David e Griffin... solo che, naturalmente, entrambi sono in pessime condizioni: nella scena del cinema Griffin era morto da sei mesi, qui parliamo di quattordici anni! [NOTA: Il racconto integrale di questo soggetto inedito potete leggerlo qui.]

In ogni caso, la Polygram ha odiato la mia proposta! Per girare Un lupo mannaro americano a Londra mi ci erano voluti oltre dieci anni perché tutti lo giudicavano troppo orrendo per divertire ma troppo comico per un horror; per il sequel ho avuto lo stesso problema: è troppo diverso anche dal film originale. Purtroppo ciò che loro volevano, non era un sequel, ma un remake. E io non sono disposto a farlo.

La registrazione originale del'intervista che avete appena letto è scaricabile in versione podcast nel Berto's Garret.

Read the above in English

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TORONTO, agosto 1995.

Come è nata l'idea di trarre un film dalla serie di libri su "The Stupids"?

è stata la Savoy a propormi il progetto. Alan Greisman (l'ex marito di Sally Field), che allora era a capo della società, mi ha telefonato e mi ha offerto la sceneggiatura The Stupids. Si trattava però di una commedia molto tradizionale: avrebbe potuto esserci Chevy Chase o chiunque altro. Ma l'idea base della sceneggiatura mi eccitava molto, perché conoscevo molto bene quei libri, avendoli letti a Max e Rachel, i miei figli, quando erano piccoli. Adoro Harry Allard e, soprattutto, James Marshall: i loro libri non sono solo divertenti, ma anche brillantissimi, incredibili. La famiglia Stupid è assolutamente unica e speciale ed è per questo che la prospettiva di farla vivere sullo schermo mi riempiva di entusiasmo. E tuttavia, per lo stesso motivo, non ero disposto a girare la sceneggiatura che la Savoy mi proponeva: era una commedia generica sulla solita famiglia strampalata, non aveva più niente del fascino dei libri. Ho risposto allora che avrei girato volentieri un film intitolato The Stupids, ma non il film che loro avevano in mente. Con mia grande sorpresa, alla Savoy si sono mostrati estremamente disponibili e mi hanno chiesto quali fossero le mie condizioni. Così ho detto loro che volevo buttare via tutto e ricominciare da zero partendo dai libri: loro si sono detti d'accordo e io mi sono messo alla ricerca di uno sceneggiatore adatto. Alla fine ho scelto Brent Forrester -che è molto giovane e finora aveva lavorato parecchio per i Simpson- perché mi piaceva il suo approccio coi personaggi. Gli ho imposto delle direttive molto precise su come scrivere la sceneggiatura e su come affrontarla ed è un bene che Brent sia un talento nuovo e fresco perché il compito era piuttosto difficile: nel bizzarro mondo della famiglia Stupid ogni cosa deve rispondere sempre ad una logica molto precisa.

Di che tipo di logica si tratta?

Stanley e Joan, i due capofamiglia, sono persone estremamente coraggiose e forti, leali, fedeli e nobili di spirito. Sono persone adorabili e affettuose. Credono moltissimo nei valori familiari. è solo che vivono come su un altro pianeta, hanno un punto di vista tutto loro. Diciamo che Stanley è come Oliver Stone: vede complotti dappertutto. Diciamo che a modo loro fanno parte di questa destra reazionaria che sta risorgendo negli Stati Uniti: tutto deve far parte di una cospirazione, del governo o di qualcuno dietro di esso non importa, basta che ci sia una cospirazione. A poco a poco, Stanley elabora una sua teoria del tutto priva di senso combinando tutto quello che gli accade intorno come se fossero elementi di un complotto immenso. Il responsabile di tutto, per lui, non può essere che un vero e proprio genio del male, che per un equivoco viene individuato in un innocuo professore di archeologia. Naturalmente, come nella migliore tradizione dei clown, Stanley inciampa veramente in un piano criminoso: ma la novità è che non se ne rende conto. Mai una sola volta, nel corso di tutto il film, Stanley o la sua famiglia si rendono conto della realtà di ciò che sta succedendo. Per me uno degli elementi più interessanti della sceneggiatura di Brent è che si svolge su circa nove livelli: c'è la realtà autentica e c'è la realtà così come la vedono gli Stupid. Naturalmente la loro idea sulla realtà li fa comportare in un certo modo, e le persone che interagiscono con loro -e che vivono nel mondo reale- devono trovare una spiegazione alle loro stranezze e quindi, a loro volta, si comportano in un certo modo. Diventa tutto molto pirandelliano, ognuno funziona su un livello che non ha niente a che vedere con ciò che sta accadendo realmente e l'intreccio diventa davvero complicato. In effetti è quasi impossibile raccontare la trama.

Ritieni che il personaggio di Stanley Stupid si ricolleghi direttamente ai classici del cinema comico?

Direi che il riferimento è soprattutto a Stanlio e Ollio. Io mi considero uno studioso della commedia. Voglio dire, adoro le commedie e ormai sono intrappolato nel genere -questa cosa mi ha veramente fregato la carriera- e mi sono accorto che Stanlio e Ollio hanno una particolarità che appartiene solo a loro: si vogliono veramente bene fra di loro. Pensa a tutti gli altri classici team comici: nella coppia Dean Martin/Jerry Lewis è evidente che Dean disprezza Jerry; Gianni detesta Pinotto. Nei film di Bob Hope e Bing Crosby, sostanzialmente, Bing ficca Bob Hope in situazioni di vita o di morte solo per farsi qualche ragazza o guadagnare un pò di soldi. In tutte le grandi squadre di comici, se ci fai attenzione, tutti sono sempre pronti a tagliarsi la gola l'uno con l'altro. In questo, Stanlio e Ollio sono unici perché, anche se litigano e spesso non vanno d'accordo, tra di loro c'è sempre un legame fortissimo di affetto a cui il pubblico risponde. Per me quindi era molto importante che il legame familiare tra gli Stupid fosse altrettanto solido, e in questo senso i personaggi rappresentano i valori più positivi. A differenza di quel maiale di Newt Gingrich credono veramente nel valore della famiglia. Sono coraggiosi e pronti a rischiare la vita l'uno per l'altro, si aiutano e si adorano reciprocamente. è un rapporto difficile da mantenere per un intero film.

"The Stupids" è un film estremamente stilizzato. è stato difficile scegliere gli attori?

è stato molto difficile, in particolare per quanto riguarda i due bambini. La prima difficoltà era trovare due attori che fossero plausibili come fratello e sorella. E, secondo, dovevano essere in grado di parlare in un modo tutto particolare. è lo stile di Brent, è il modo in cui lui parla veramente: molti paroloni, vocaboli drammatici ma usati in modo semplice e diretto. La difficoltà maggiore è stata di trovare un bambino che fosse in grado di farlo: le bambine maturano prima, e ne avevo trovate diverse che sarebbero state adatte, anche se poi ho trovato in Alex una forte autoconsapevolezza. Sono rimasto molto sorpreso scoprendo che sia Bug che Alex sono attori consumati, una cosa insolita per dei bambini. In genere queste piccole star hanno successo perché sono bravissimi -come Jackie Coogan o Shirley Temple- o perché sono adorabili, come ad esempio Macaulay Culkin. Questi due bambini riescono ad essere entrambe le cose: sono adorabili ma riescono anche a recitare in un ruolo così particolare e stilizzato come quello dei piccoli Stupid.

Parlando del film l'hai definito come un incontro tra Beatrix Potter e i Monty Python...

Si fa per dire, naturalmente, ma il senso è che si tratta di un film per bambini ma con un buon livello di intelligenza. Le migliori storie per bambini -dal Mago di Oz a Alice nel paese delle meraviglie o Pinocchio fino al miglior Disney- sono molto sofisticate ed è ciò che noi abbiamo cercato di fare. Non ci siamo fatti alcuno scrupolo a cadere in basso, la risata ad ogni costo. Ma ogni gag deve essere perfettamente collegata alla trama e al personaggio. Uno dei miei elementi favoriti nel film è come Stanley sia totalmente ignaro di ciò che gli accade intorno. Di nuovo, è un classico espediente del comico, come in Il giullare del re, ma mi diverte moltissimo il modo in cui il personaggio di Mark Metcalf, il colonnello cattivo, è enormemente impressionato dalle abilità di Stanley; abilità che lui non possiede affatto, anche se riesce ad eliminare in scioltezza tutti i sicari che gli vengono sguinzagliati contro.

La famiglia si chiama Stupid. Sono veramente stupidi?

Non credo che siano stupidi, sinceramente. Sono diversi. è interessante, hanno un modo di pensare tutto loro... Tutte le mie commedie, a pensarci, sono basate sul tema dell'alieno, di qualcuno che pensa ed agisce in un modo che non corrisponde a quello della gente normale. Ho cercato di esaminare con grande attenzione Stanlio e Ollio per capire perché sono così maledettamente divertenti e mi sono reso conto che uno degli elementi principali, soprattutto per Stanlio, è che è un alieno. Non elabora le informazioni come noi. è come nelle barzellette sui polacchi (sui polacchi negli Stati Uniti, ma sono intercambiabili con ogni razza, religione o altro: da voi sono le barzellette sui carabinieri), non è vero che siano basate sulla stupidità. Per esempio quella in cui Tizio chiede a Caio di comprargli un francobollo, Caio decide di regalarglielo e chiede al tabaccaio di togliere il prezzo: il tema non è la stupidità, ma un pensiero non lineare. C'è una logica ben precisa nel comportamento di Caio, perché qualcuno gli ha insegnato che è cattiva educazione regalare qualcosa con il prezzo. è un umorismo molto semplice, ma in realtà piuttosto complesso da descrivere. Tutto il film ha gag di questo genere, esagerate ed oltraggiose. Quando, a metà di The Stupids, appaiono certi piloti alieni, la reazione sarà del tipo: Che? E ogni cosa che accade nel film innesca una reazione che scatterà magari 35 minuti dopo, azionando un'altra reazione a catena.

Come hai scelto Jessica Lundy e Tom Arnold?

Non abbiamo scritto la sceneggiatura pensando a Tom, ma solo al personaggio. Quelli della Savoy volevano un grosso nome come protagonista. Io preferirei sempre usare sconosciuti, ma si finisce ogni volta per avere qualche star perché i produttori non sono molto coraggiosi. Il discorso è che se c'è una star pensano di poter scaricare la colpa anche quando il film va male. In questo caso ho preso in considerazione quattro o cinque attori per il ruolo di Stanley e quanto a Tom Arnold non avevo proprio presente cosa avesse fatto. Poi mi sono rivisto True Lies, e l'ho trovato enormemente simpatico; il che è importante, visto che è il nostro protagonista. Così gli abbiamo mandato la sceneggiatura. è molto interessante la reazione di molta gente alla sceneggiatura: ci sono quelli che ne afferrano lo spirito al primo colpo e quelli che proprio non ci riescono. Molti di quelli che non hanno capito sono stati scoraggiati da diversi elementi, non ultimo il fatto che è un film d'insieme: voglio dire che le parti dei bambini sono tanto grandi quanto quelle di Tom e Jessica. Molte attrici hanno letto il film, anche alcuni grossi nomi, e hanno avuto paura che i bambini le spazzassero via dallo schermo. Ci voleva qualcuno che avesse talento e molta fiducia in se stesso, qualcuno che non avesse paura di essere solo un membro di una famiglia. Perché tutto il film ruota attorno al concetto di famiglia.

Per Stanley avevo bisogno di qualcuno con una faccia aperta e calda, un attore che potesse essere estremamente paterno e rassicurante. è curioso notare che Tom ha appena fatto un film, Big Bully -in cui è un grosso bullo- e anche in True Lies e in Nine Months ha questi ruoli da omaccione, da zoticone affabile. Stanley invece è tutt'altro che uno zoticone, è un tipo gioviale. Solo che un gioviale che viene da un altro pianeta. Quando mi hanno proposto Tom Arnold la mia prima reazione è stata di scetticismo, ma dopo averlo incontrato ho pensato che sarebbe stato perfetto per la parte. Ha la sincerità che il personaggio richiede: Tom è una persona assolutamente aperta -a suo scapito, talvolta perché racconta a tutti i fatti suoi, ma è davvero trasparente. E il suo Stanley è totalmente candido. Quanto a Joan... forse non dovrei dirlo, ma devo confessare che non avevo mai sentito parlare di Jessica Lundy. Mi è stata raccomandata, l'ho incontrata e ho realizzato che mi trovavo davanti alla nuova Lucille Ball. è grande nella comicità fisica, nello slapstick, ed è anche un'ottima attrice, abilissima nel dialogo... è un pò come Donna Reed sotto acido: una grande mamma, ma che ti uccide dal ridere.

Il film è molto stilizzato anche e soprattutto dal punto di vista visivo...

Abbiamo curato molto il contrasto tra il mondo reale, che è assolutamente realistico e credibile, e quello della famiglia Stupid: i loro vestiti, la casa in cui abitano, sono completamente fuori dalla realtà. Non solo i costumi -creati da Deborah Nadoolman- sono colorati come in un disegno per bambini, ma abbiamo fatto ben attenzione a che rimanessero sempre immacolati; anche in mezzo al caos più totale e alle situazioni più strane i vestiti sono sempre stirati e senza la più piccola traccia di sporco, così come i capelli di Joan sono sempre perfettamente pettinati. Abbiamo cercato di essere fedeli ai libri originali. L'esempio migliore di ciò che intendo per stilizzato è quello degli animali domestici. Gli Stupid hanno un cane che si chiama Kitty e un gatto di nome Xylophone: nel film, invece di due animali veri, ho deciso di usare delle versioni reali dei personaggi così come appaiono nei libri. Così Kitty e Xylophone saranno due pupazzi animati in stop-motion. Una cosa interessante è che nelle loro scene utilizziamo tecnologie vecchie e nuove: l'animazione è fotogramma per fotogramma, alla Ray Harryhausen o George Pal, alla King Kong per intenderci; però per inserirli nell'inquadratura utilizziamo un nuovo procedimento digitale che permette di combinare le immagini alla perfezione.

Dal punto di vista del regista, come è la fase della scelta del cast?

Terribile, soprattutto con i bambini. I responsabili del casting ne hanno presi in esame oltre un migliaio, ridotti poi a seicento dopo le prime selezioni. Alla fine ho fatto io la scelta sugli ultimi ottanta bambini, ma è un'esperienza defatigante. Le madri di questi piccoli sono quasi sempre un incubo. Ma la scelta del cast è una fase che mi distrugge in ogni caso. Appena entra un attore io già mi sento male per lui. Non potrei mai sopportare di dover fare un provino per un film, è così terribile sentirsi così sotto esame... E poi, in genere, appena l'attore entra nella stanza ti accorgi subito se non va bene. Però non puoi dirgli senz'altro Grazie, vada pure... a volte si vorrebbe avere un seggiolino eiettabile per fuggire. Devi almeno dargli tempo di parlare, per non dargli l'impressione di essere senza speranza.

Qual è il tuo momento preferito nella realizzazione di un film?

Ora direi che preferisco il montaggio, perché è l'unico momento in cui ci sei solo tu e il film. Altrimenti ci sei tu, 7000 persone, il tempo che cambia... Hitchcock diceva che fare un film è un costante compromesso ed è verissimo. Come regista hai a disposizione risorse illimitate per fare le cose a modo tuo: però poi c'è l'effetto che non funziona, l'attore che non è capace a fare una certa cosa, o magari è di cattivo umore, o fa troppo caldo... Abbiamo girato alcuni esterni della casa degli Stupid e c'erano 40! Ma non puoi dire a quelli che pagano i loro sette dollari: Guarda, quel giorno c'erano 40, eravamo tutti sudati fradici e di cattivo umore eccetera eccetera. Non hai scuse davanti al pubblico. Devi solo arrangiarti e dare comunque il meglio.

Di solito, in che misura ti sembra che i tuoi film corrispondano all'idea che avevi in mente prima di girarli?

Dipende dal film. Direi che il massimo di fedeltà all'idea originale l'ho ottenuta con Un lupo mannaro americano a Londra. Mentre giri un film tutto lavora contro di te. Il laboratorio di sviluppo è contro di te. Il responsabile della messa a fuoco è contro di te -non potete capire quante volte un responsabile del fuoco mi ha rovinato qualcosa. Come regista, quindi, ti trovi in una situazione terribile... se sei uno scrittore, prendi e scrivi; se sei un pittore, dipingi; un ballerino balla, un musicista suona o compone, un cantante canta, un attore recita. Individualmente puoi praticare tutte le arti, senza troppo equipaggiamento, senza luci, riflettori, laboratori di sviluppo e stampa, e macchine da presa, e lenti e camion. Un regista ha bisogno di tutta questa roba e non può fare a meno della collaborazione di, letteralmente, centinaia di persone anche nel più piccolo film. Se ti si rompe il gruppo elettrogeno sei fregato, e sei sempre lì a correre perché hai solo quella cifra e quel numero di giorni per finire il lavoro. è un arte estremamente inesatta.

L'umorismo del film è molto visuale, come nel classico slapstick...

è un tema che mi affascina. In film come questo, la comicità ruota in gran parte attorno alla sofferenza fisica: è il dolore che fa ridere, però se è realistico non è più buffo. Per esempio in The Blues Brothers avevamo tutte quegli scontri di macchine incredibilmente spettacolari, però si vedeva sempre il poliziotto -o chi per lui- che si rialzava ed usciva dal rottame, in modo da capire che nessuno si era fatto male. Bisogna saper creare nel film un tuo livello di realtà che sia credibile ma anche abbastanza irreale da risultare divertente. In The Stupids a Stanley succedono cose che ucciderebbero chiunque, tipo cadere da venticinque metri sul cofano di una macchina o vedersi esplodere un'auto sotto il naso. Si tratta di presentarle in un certo modo, di trovare l'equilibrio oltre a cui la sofferenza che fa ridere diventa sofferenza pura e semplice. Non saprei spiegare quale sia la linea di confine... direi che il mio lavoro è proprio decidere cosa è accettabile dal pubblico e cosa no. Quando si vedono questi bambini che eseguono azioni spericolate bisogna poter credere che sta succedendo realmente, ma allo stesso tempo non devono sembrare veramente in pericolo o la comicità svanisce subito.

I bambini hanno eseguito personalmente i loro stunts?

Tutti! Questo film prevede molta azione fisica e, normalmente, avremmo utilizzato delle controfigure. Però Jessica ha voluto fare lei stessa un salto attraverso la porta di un ascensore che si chiude e Bug si è eccitato e ha cominciato a dire che poteva farlo benissimo anche lui. Quel bambino è una vera scimmietta e sul set ci ha fatto spaventare a morte: appena giravi gli occhi lo trovavi arrampicato su qualche gru a cinque metri dal suolo, o lo vedevi che saltava giù dalle scale. I suoi genitori devono avere i capelli bianchi. Insomma ha cominciato a insistere che voleva in tutti i modi fare uno stunt, così abbiamo dovuto inventarci qualcosa che fosse spettacolare ma anche molto sicuro. Insieme a Rick Avery, il coordinatore degli stunt, e col responsabile degli effetti speciali Martin Malivoire, abbiamo pensato che l'idea migliore fosse farlo lanciare dall'alto appeso a una fune. Nei film si usa molto questo tipo di scena perché se assicuri l'attore con un'imbracatura nascosta non esiste quasi pericolo e l'effetto è notevole, sempre che l'attore sia in grado di renderlo credibile. E Bug è stato bravissimo; all'inizio mi sembra che un pò di fifa gli sia venuta, ma poi non voleva più smetterla. E a questo punto anche Alex ha voluto il suo stunt, e ne abbiamo dovuto inventare uno anche per lei.

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Tutti i testi © Alberto Farina - Consulenza editoriale: Chiara Strekelj - Creazione sito: Flavia Farina